Il presidente del Consiglio annuncia la linea dura contro le occupazioni
“Darò istruzioni a Maroni su come intervenire”. Domani riunione al Viminale
Berlusconi: “Polizia negli atenei”
Veltroni: “Premier soffia su fuoco”
ROMA – Con la mobilitazione degli studenti che si moltiplica in tutta Italia, le proteste nel mondo della scuola sono state oggi terreno di un durissimo scontro tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Il rpesidene del consiglio in tarda mattinata ha convocato una conferenza stampa a Palazzo Chigi per mandare un avvertimento ai giovani: “Non permetterò l’occupazione delle università. L’occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell’applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare”.
Lettera di Napolitano agli studenti: “Indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione”.
La reazione del Pd. Dichiarazioni che hanno fatto scattare la dura prelica del segretario del Pd Walter Veltroni. “Abbiamo dovuto convocare questa conferenza stampa – ha replicato – dopo aver letto le parole del presidente del Consiglio di questo Paese, parole molto gravi, parole che possono essere cariche di conseguenze”. “Il premier – ha aggiunto – soffia sul fuoco, il disagio sociale non è una questione di ordine pubblico: mi chiedo se in questo Paese è ancora possibile dissentire”.
Monito a Maroni. Ha preferito invece rivolgersi al ministro dell’Interno Roberto Maroni il suo vice, Dario Franceschini. “Rivolgo un appello agli studenti – ha commentato il numero due del Pd – che sono i provocati, affinché tutto si svolga nel modo più civile e trasparente, ma rivolgo un appello anche al ministro dell’Interno e alle strutture periferiche preposte alla gestione dell’ordine pubblico perché conservino il senso di responsabilità e affinchè non sia neanche sfiorato un capello a nessuno studente italiano”.
Ordini al Viminale. Berlusconi ha chiarito che la sua non è solo un’affermazione di principio, ma l’inizio di un piano d’azione che verrà concordato oggi con il Viminale. “Convocherò oggi – ha chiarito – il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere”. “La realtà di questi giorni – ha detto ancora il premier – è la realtà di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i manifestanti sono organizzati dall’estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato il modo di far passare nella scuola delle menzogne e portare un’opposizione nelle strade e nelle piazze alla vita del nostro governo”.
Epifani invita al dialogo. Contesta la minaccia di Berlusconi contro le occupazioni anche il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. “E’ profondamente sbagliato – afferma il leader sindacale – rispondere alle ragioni del movimento degli studenti con una modalità che non sia quella del dialogo”. “Il governo – sottolinea Epifani – non può ricorrere alle minacce. Questo è un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso paragonare al ‘68 né, tanto meno, al ‘77. E’ un movimento pacifico, gli studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di studiare di più e meglio”.
Fioroni: “Parole gravi”. Riflessione simile a quella svolta dall’ex ministro della Pubblica Istruzione del centrosinistra Giuseppe Fioroni. “Tutti i ministri della Pubblica Istruzione – ha ricordato – hanno sperimentato le occupazioni e le autogestioni. Nessuno ha mai pensato di invadere le competenze dell’autonomia scolastica e di intervenire nelle decisioni interne che devono essere assunte nel rispetto della serenità e della sicurezza”. Quelle di Berlusconi, ha aggiunto, “sono dichiarazioni gravi”.
Attacco alla manifestazione. Il presidente del Consiglio ha toccato quindi il tema della manifestazione lanciata dal Pd per sabato prossimo. “Manifestare – ha proseguito – è una possibilità della democrazia ed anche noi ne usufruimmo. Noi, però, manifestammo contro la pressione fiscale del governo Prodi. La manifestazione del 25 ottobre è solo contro il governo e non ha proposte. La piazza non è il posto migliore per fare proposte. Le proposte si fanno in Parlamento”.
Nessuna marcia indietro. Il premier accusa poi l’opposizione su uno temi centrali della protesta. “La sinistra – sostiene – dice bugie sulla scuola, fa un allarmismo inutile”. E rispondendo a Veltroni, che oggi ha chiesto di ritirare il decreto Gelmini davanti “alle proteste così ampie e diffuse contro la riforma della scuola e le misure con i tagli”, invitando Palazzo Chigi a rimodulare i costi, lasciando all’istruzione “ogni euro recuperato dal taglio di sprechi”, Berlusconi ha replicato secco: “Noi andremo avanti, questo decreto sulla scuola è sacrosanto, altro che ritirarlo, bisogna applicarlo”.
Le classi ponti resteranno. Il Cavaliere ha chiarito successivamente che non sono previsti ripensamenti neppure per la contestatissima proposta delle ‘classi ponte’ per i figli di immigrati perché “non è dettata da razzismo ma da buonsenso. Conoscere la lingua italiana è necessario”. Berlusconi accusa infine la Rai di aver presentato in maniera distorta i provvedimenti del governo. “La televisione pubblica – lamenta – diffonde ansia e le situazioni solo di chi protesta. Sono preoccupato da questo divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà”.
“A quando la polizia nei giornali?”. Affermazioni contro la stampa, quest’ultime, che hanno fatto scattare la preoccupata replica del parlamentare del Pd Piero Martino. “Il tono minaccioso con cui il presidente del Consiglio segnalava ai direttori dei giornali e dei telegiornali la propria preoccupazione ma soprattutto la propria indignazione – si è chiesto il deputato democratico – sarà forse all’ordine del giorno dell’incontro che avrà con il ministro dell’Interno Maroni?”. “Oltre a prendere le contromisure adatte a bloccare le manifestazioni degli studenti, degli insegnanti e del corpo non docente della scuola – ha proseguito – Berlusconi invierà le forze dell’ordine anche nelle redazioni per verificare che il suo verbo venga amplificato come lui gradisce?”.
Università, non è ancora finita. Deciso a non fare marcia indietro anche il ministro Gelmini, che ha annunciato di voler anzi intervenire in maniera ancora più decisa sulle università. “Bisognerà voltare pagina e fare autocritica”, dice, senza “difendere lo status quo”. “Siamo disposti a confrontarci e dialogare – prosegue – ma la situazione attuale porterebbe al collasso” perciò “bisogna cambiare”.
Napolitano. Non posso schierarmi, ma auspico il confronto. Questo il senso della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scritto in risposta alla missiva che gli è stata consegnata ieri, in occasione di una cerimonia all’Università “La Sapienza” di Roma, da una rappresentanza di studenti, dottorandi e ricercatori. “E’ indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione – dice Napolitano -, ma ci si apra all’ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni”.
Il Viminale. Per ora il Viminale ed il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, scelgono la linea del silenzio dopo la convocazione dello stesso ministro a Palazzo Grazioli. Lo stesso Maroni, uscendo dalla residenza romana del premier Berlusconi, ha evitato ogni contatto con i tanti cronisti. Una riunione tecnica per fare il punto sulla situazione delle manifestazioni di protesta della scuola si terrà domani pomeriggio al ministero Viminale, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano e alla quale parteciperanno i vertici delle forze di polizia “per effettuare – si legge in una nota del ministero – una completa ricognizione dei rischi per la sicurezza e per l’ordine pubblico derivanti da eventuali forme violente di protesta contro il provvedimento del governo in tema di scuola”.
(22 ottobre 2008)
ll 28 a Bari (come il 30 a roma) dovremo dimostrare con la presenza fisica come la questione sia strategica per l’intera società civile: sarà fondamentale essere in tantissimi come studenti, ma anche coinvolgere il numero maggiore possibile di docenti e genitori, sia del mondo universitario, che scolastico.
5 Commenti
Ottobre 24, 2008 alle 1:52 pm
Per info: http://www.uniriot.org/index.php
Tutto quello che è accaduto e che sta accadendo nella nostra facoltà è la miniatura di quello che è esploso a livello nazionale.
Anche oggi le banche hanno chiuso in netto calo.
Stati Uniti, Europa e Asia in caduta libera.
Lo Stato vuole salvare l’economia dei bancari con i tagli all’Università.
Si taglia il superfluo e non il necessario: si tagliano gli stipendi dei Parlamentari, tutti i privilegi di cui godono ecc ecc.
Se si tagliano i fondi all’Università e alla Ricerca, così come la legge 133 prescrive, si giudica la stessa come un valore superfluo!!
Questa cosa è aberrante, abominevole, assurda!!
L’Università, la Ricerca, gli studenti sono la risorsa principale e indispensabile per lo sviluppo di un Paese come l’Italia.
L’Università “produce” CULTURA!!!!!
Noi studenti e ricercatori non siamo disposti a pagare nessuna crisi!!
QUESTA LEGGE DEVE ESSERE RITIRATA E RIGETTATA DA TUTTI COLORO I QUALI CONSIDERANO L’UNIVERSITA’ COME NECESSITA’ E NON COME SUPERFLUO!!
Come al solito si fanno i decreti e con la scadenza di una decina di giorni si approvano come leggi, naturalmente durante il mese di agosto (mica scemi!!), quando tutti cioé sono al mare a rilassarsi.
Questa procedura è tristemente conosciuta da noi studenti della Facoltà di Architettura di Bari.
Dobbiamo mobilitarci ed essere pronti a rispondere alle accuse di qualsiasi tipo da parte dei Governanti, che ci considerano implicitamente degli ignoranti senza cervello!!
Ottobre 24, 2008 alle 10:18 pm
“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.
– Intervista a Francesco Cossiga. Presidente emerito della Repubblica Italiana e senatore a vita.
Ottobre 25, 2008 alle 6:58 pm
Tutti gli occhi puntati sulla scuola e sull’economia,mi chiedo, cosa sta passando sopra le nostre teste? Non è la prima volta che si puntano gli obbiettivi su problemi attuali per farne passare altri più grandi.
Ottobre 26, 2008 alle 5:10 pm
bisogna fare qualcosa…assolutamente!
il problema è uno per la nostra facoltà : il consenso. Io sto parlando di questa situazione con ragazzi che sono stati partecipanti attivi delle nostre proteste di facoltà e questi non capiscono affatto la gravità di ciò che sta accadendo. Non capiscono che presto noin avremo diritto allo studio…I nostri compagni dopo le nostre proteste si sono spenti e non ne vogliono più sapere di “perdere” lezioni,di manifestare,di lottare…
Inoltre al contrario di altre facoltà (io sono stata a lettere il giorno mercoledì scorso) dove persino i presidi hanno pregato gli studenti di portare avevnti la protesta e dove tutti i docenti lottano con gli alunni,noi invece non abbiamo nessun appoggio: i prof se ne fregano(come al solito),il preside(chi???) è inesistente (capirai la novità)…per d’amato “non ci stanno cazzi” (sarebbe un’eresia il contrario) e gli studenti…gli studenti sono morti tutti…
Un appello quindi ai rappresentati: FATE QUALCOSA! FATEVI SENTIRE ALMENO IL DOPPIO RISPETTO ALLE NOSTRE PROTESTE!
Gli studenti di tutta bari devono essere tutti uniti e compatti,è necessaria la partecipazione.
Ottobre 28, 2008 alle 3:50 am
Uniamoci perché ci stanno togliendo non solo l’università ma il futuro;
uniamoci per essere cittadini migliori, perché siamo membri di questo Stato, siamo questo Stato che sta andando a rotoli…
Perché una nazione che non investe sui propri giovani, è una nazione che NON HA FUTURO, che non crescerà, che rimarrà nell’ignoranza…
Apriamo gli occhi, usciamo dall’ignoranza in cui le classi di potere vogliono rinchiuderci, perché un popolo con gli occhi chiusi, è un popolo allo sbando che si lascia abbindolare dal primo incantatore di serpenti…
Usiamo il nostro cervello, crediamo in quel che ci dice e non ci saranno forze dell’ordine a poterci fermare, perché il pensiero non può essere imprigionato…
Lottiamo per il NOSTRO FUTURO… non facciamoci fermare dalla scarsa lungimiranza di chi dovrebbe essere la nostra guida…
Non capisco come non si possa investire sul popolo, quando è proprio questo a muovere, a far girare l’ecomia, che APPORTA SCIENZA, CULTURA ed ARTE alla propria nazione…
ma che fine ha fatto l’Italia dei poeti e degli inventori?
…è stata affamata, è rimasta intrappolata nei conti fatti e rifatti per arrivare a fine mese!!! E’ rimasta vittima dei compagni di merenda che si spartiscono le nostre tasse e che per sanare i buchi ti toglie il FUTURO!!!
ADESSO BASTA!!!
VOGLIAMO SOLO UN FUTURO ITALIANO!!!